"Non siamo pacifisti. Siamo avversari della guerra imperialista per la spartizione del bottino fra i capitalisti, ma abbiamo sempre affermato che sarebbe assurdo che il proletariato rivoluzionario ripudiasse le guerre rivoluzionarie che possono essere necessarie nell'interesse del socialismo."
(Vladimir Ilič Ul'janov, Lenin, 1917)

9 ottobre 2010

16 Ottobre. Perché sì ..... e perché no. (di Lurtz)

Sono consapevole di apparire, alle volte, noioso perché ripeto le solite cose, ma ne sento la necessità. Sento la necessità di prendere posizione riguardo a determinati argomenti.
Da qualche tempo, che piaccia o meno, mi sono via via convinto circa la scarsissima utilità, al limite dell'inutilità, di alcuni eventi.
Sono sempre stato dell'idea che manifestazioni, scioperi e cortei, più che "diritti" democratici debbano essere interpretati come "doveri" della classe dei lavoratori all'interno di uno Stato borghese. Quello che invece mi ha convinto circa la loro scarsa utilità è il modo con cui si svolgono. Ed infatti non me ne sento coinvolto, se non molto distaccatamente.
Sia chiaro che questo non vuole essere un discorso da "duri e puri", da élitari, ma, al contrario, vuole invitare a rilevare proprio quella scadente utilità che rende velleitarie determinate iniziative.
Ma veniamo alla questione che nei prossimi giorni sarà principale, la manifestazione del 16 ottobre.
Sinceramente, ma senza volontà polemiche, non mi trovo affatto d'accordo con chi sostiene il "senza se e senza ma". Sarei piuttosto orientato verso il "d'accordo, ma con riserva".
Pur senza farsi prendere la mano da facili entusiasmi, ho l'impressione che in questo momento l'unico sindacato che offre una parvenza di volontà riguardo alla lotta di classe sia la Fiom, non tralasciando tuttavia la sua peculiarità di rappresentare "una" categoria di lavoratori. E tenendo presente il fatto che può rappresentare un utile "trampolino di lancio".

Quindi, se da un lato ritengo giusto sostenere questa iniziativa, perché comunque vi è la necessità di "dare" un segnale circa l'esistenza e la solidità di un controcanto, da un altro permangono perplessità. Perché non si può negare che esiste una certa modalità di rispetto del "centralismo democratico" nei confronti della Cgil e, nonostante io sia un sostenitore di questo metodo, sono dell'opinione che nel momento in cui si delinea, all'interno di un'organizzazione, una componente che in qualche modo, e pur con alcune perplessità più o meno condivisibili, rappresenta una sorta di "avanguardia", questa deve dimostrare fino in fondo il proprio carattere "rivoluzionario" e quindi operare anche scelte nette. E viste le recenti, e meno recenti, posizioni adottate dalla Confederazione non appare così difficile o fuori luogo.
Il secondo punto che mi permetto di contestare è la modalità di scelta dei tempi e dei luoghi.
Anche qui ritego si tratti di operare scelte drastiche.
Il bivio offre diverse alternative. La prima è quella del rispetto delle "regole democratiche", che in realtà democratiche non sono e impongono di scendere a patti occupando una posizione di netto sfavore. La seconda è quella del rifiuto delle regole di cui sopra, ma comporta l'accettazione di tutti i rischi del caso.
Infine, la terza è quella dell'imposizione di "nuove" regole di lotta. E, dato il periodo di particolare gravità, non penso si possa scandalizzarsi più di tanto al proposito.
In un momento in cui la "discussione" è stata violentemente soppiantata dall'imposizione, è folle pensare di rispondere ad uno schiaffo con un altro schiaffo? Oppure si vuole portare avanti pedissequamente l'assolutamente inattuale logica del "porgi l'altra guancia"?
Domandina sciocca: fa più "notizia" un corteo di cinque-seicentomila persone il sabato pomeriggio nella sola Capitale, oppure un corteo di dieci-quindici-ventimila persone al mercoledì mattina e contemporaneamente a Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze,Bari, Cagliari, Bologna, Palermo, Ancona, Perugia, Genova, Catanzaro, eccetera eccetera?
In conclusione, l'ultimo punto che ritengo dover contestare ossia il ruolo in tutto ciò della FdS.
E' troppo pretendere che determinate situazioni siano guidate da un partito comunista, in questo caso in sua vece dalla Federazione della Sinistra?
Il Segretario del Prc, Ferrero, in diverse occasioni ha lamentato l'assenza di visibilità a livello mediatico, e a tale proposito si potrebbe discutere. Ma, mi domando, invece di sottolineare la partecipazione a fianco del "popolo viola" (di cui, personalmente, credo si debba tutt'altro che vantarsi, da parte comunista) e comunque rivestire sempre un ruolo da "codisti", non sarebbe il caso di pensare seriamente a "prendere la guida" di queste (la manifestazione della Fiom, appunto) iniziative?
Per questa volta, oramai i giochi sono fatti. E non è mia volontà quella di fare del disfattismo.
Ma è arrivato il momento in cui i dirigenti della Federazione si pongano seriamente questioni del genere, perché a furia di seguire determinate logiche si finisce per abbandonare la propria natura e per lasciare sulla strada "cocci" che altri raccoglieranno e di cui se ne gioveranno.
Vogliamo ancora negare che molti lavoratori ed ex sostenitori della "Sinistra" siano stati attratti dalle sirene leghiste o di altra Destra estrema?
Si spera ancora che qualche Segretario, provinciale o nazionale che sia, provi a riflettere su certe questioni che, ed è un rischio concreto, se non svolte nella corretta maniera determineranno la svolta da progressiva a totale scomparsa dei comunisti nel nostro paese.

2 commenti:

Simone ha detto...

Grande analisi.
Personalmente credo davvero che sia ora di uscire un po' dagli schemi democratici per rivendicare libertà e diritti e questo proprio perché la norma democratica è già stata violata a monte da chi ne dovrebbe essere custode, ossia le istituzioni, che sono guardiane solo degli interessi economici che ne determinano i rappresentanti (ossia i politici "eletti").
Dal punto di vista sindacale la Fiom ha costituito per me una speranza, anche se non sono metalmeccanico, perché c'è stata a mio avviso la possibilità di una sua fuoriuscita dalla Cgil con parecchie fette del sindacato al seguito (mi riferisco a quella parte della Confederazione che all'ultimo Congresso ha votato per la linea dura di Mimmo Moccia, me compreso).
Questa scissione, se da un lato avrebbe frammentato quella che sarebbe diventata una galassia sindacale, dall'altro avrebbe finalmente proposto un nuovo sindacato di lotta, teso alla rivendicazione e conquista più che alla concertaziona corporativa.

Sul versante politico, credo che la tua osservazione sulla FdS si colleghi al mio pensiero sulla scomparsa della sinistra in Italia. Una sinistra che, ribadisco, si preoccupa tatticamente di essere prima firmataria in causa di falsa importanza strategica. E una volta di più mette questa firma sulle iniziative del Popolo Viola o delle sfilate gay per poi dimenticarsi del popolo operaio... ad infima!!

Lurtz S. ha detto...

Grazie Simone.
Ancora una volta ci si trova d'accordo, e questo non può che farmi piacere.