"Non siamo pacifisti. Siamo avversari della guerra imperialista per la spartizione del bottino fra i capitalisti, ma abbiamo sempre affermato che sarebbe assurdo che il proletariato rivoluzionario ripudiasse le guerre rivoluzionarie che possono essere necessarie nell'interesse del socialismo."
(Vladimir Ilič Ul'janov, Lenin, 1917)

23 novembre 2008

Violenza domestica (di Maura)



In Italia, all’anno, più di un milione di donne subiscono violenza. Nella maggior parte dei casi si consuma in casa, tra i familiari.
Più di sei milioni di donne hanno subito violenza e solo il 4% denuncia il proprio aggressore, il perché è presto detto. Non abbiamo una legge adeguata che permette di prevenire e/o proteggere chi ha subito maltrattamenti.
Si era deciso, per l’anno 2008, grazie al Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità, di sostenere un Piano di azione contro le violenze, mettendosi in linea con gli altri Paesi europei.
L’attuale Ministro in carica, ha deciso di rivedere questo Piano, non solo, ha anche attuato tagli proprio su questa sperimentazione.
Con una lettera a La Repubblica (del 27 Maggio 2008) ha spiegato le sue ragioni, affermando di portare il progetto in Commissione, rimarcando il fatto che, nella maggior parte dei casi, le violenze si subiscono in casa, ma affermando che, in caso di separazione, un bambino “ha diritto di avere un padre ed una madre”, e che la soluzione migliore sia l’affido congiunto, dimenticando che in questo caso aumenterebbe il rischio di eventuale violenza proprio sul bambino e sulla madre.
Per riuscire ad arginare questo fenomeno servono dei finanziamenti e degli atti concreti, delle leggi in grado di garantire la giusta protezione a chi ha subito violenza, solo così riusciremo ad innalzare la percentuale di donne che, con coraggio, decidono di denunciare il loro aggressore.

1 commento:

Gianluca ha detto...

Anzitutto sarebbe ora di alzare la voce sul fatto che, come giustamente scrivi, la maggior parte delle violenze si consumano nell'ambiente domestico (ed i numerosi casi di pedofilia non denunciati rientrano tristemente in questa statistica). Secondariamente, è triste constatare il fatto che nella maggior parte dei casi le vittime, per paura appunto, tendono addirittura a giustificare il proprio aggressore attribuendosi colpe assolutamente inesistenti.