"Non siamo pacifisti. Siamo avversari della guerra imperialista per la spartizione del bottino fra i capitalisti, ma abbiamo sempre affermato che sarebbe assurdo che il proletariato rivoluzionario ripudiasse le guerre rivoluzionarie che possono essere necessarie nell'interesse del socialismo."
(Vladimir Ilič Ul'janov, Lenin, 1917)

11 giugno 2010

E, alla fine, qualcuno osa chiamarla giustizia?



La storia del Sudafrica è la storia del dominio dell'uomo bianco sull'uomo nero, ma soprattutto è la storia del dominio imperialistico del padrone sul nullatenente.
Sull'argomento si sono scritte centinaia di migliaia di pagine, ma una domanda rimbalza nella mia testa: vi è stata giustizia?
Nel 1652 un gruppo di coloni olandesi sbarcò presso il Capo di Buona Speranza e, a nome della Compagnia olandese delle Indie Orientali, ne prese possesso. Da allora, per quasi trecentocinquanta anni, olandesi prima e inglesi poi hanno dominato, soggiogato e ridotto in schiavitù le popolazioni indigene e sfruttato le loro terre arricchendosi soprattutto con lo sfruttamento delle miniere di oro e diamanti.
Nel 1990, dopo quarant'anni di prigione, la liberazione di Nelson Mandela, uomo simbolo della lotta contro l'apatheid, ha spinto verso le trattative che hanno portato alla fine della segregazione razziale e all'inizio di un nuovo corso per la storia del Sudafrica fatto di elezioni democratiche. Ma onestamente si può parlare di giustizia quando le cosiddette "regole" sono state importate ed imposte da una potenza dominante?

Si trova un parallelo in un'altra zona del mondo. La Palestina, dove, come tutti sappiamo, col benestare della Comunità Internazionale, è stato instaurato con la forza lo statodi Israele il quale, con metodi colonialisti, ha sottomesso la popolazione esistente.
Oggi, dopo sessant'anni di occupazione abusiva e dopo aver permesso che si perpetrasse un vero e proprio genocidio nei confronti del popolo palestinese, la cosiddetta "comunità internazionale" spinge affinché si giunga al riconoscimento di un nuovo stato palestinese con la, oramai nota, offerta del "due popoli, due stati".
Ma Israele non può accettare che vengano messe a rischio le sue mire espansionistiche e anche la parte palestinese avversa tale ingiusta offerta di elemosina.
La giustizia vorrebbe la costituzione di uno stato di Palestina con, al suo interno, il riconoscimento e l'integrazione della minoranza di nazionalità israeliana. In un certo senso quel che è avvenuto in Sudafrica.
Ma le questioni non possono avere risultati paralleli, perché alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso l'impero inglese non era più lo stesso impero di inizio Novecento e perché oggi Israele è una potenza economica, politica e militare che domina e influenza non solo nella zona dove il suo stato è situato fisicamente.
Tornando al Sudafrica, si nota la difficoltà di una fazione di discendenti degli afrikaaner, i cosiddetti "orange", ad accettare la legge di un governo di sudafricani neri.
Credo che sia sufficiente questo per rilevare la totale ingiustizia di ogni sistema politico che si rifà alla, presunta, democraticità dell'imposizione borghese capitalistica.
La giustizia, nel mondo capitalistico, è figlia della prepotenza del più forte nei confronti del più debole (o peggio organizzato, o equipaggiato).
Per questo motivo non si può parlare di giustizia nel caso del Sudafrica, e in quello palestinese, fino a quando l'occupante abusivo non è stato completamente scacciato.

2 commenti:

Simone ha detto...

Sono d'accordo nell'essanza.
Purtroppo credo sia inattuabile una cacciata dell'occupante perché in effetti i discendenti dei primi invasori, sia del Sudafrica che della Palestina, si ritrovano (chissà, loro malgrado) in una situazione paradossale in cui sono nati e hanno lavorato in una terra che percepiscono come propria e vengono invece visti dai neri e dai palestinesi come occupanti perché, in realtà, figli di occupanti.

Ci tengo a sottolineare che anch'io sarei col cuore per la creazione di un unico stato di Palestina in cui la componente israeliana sia solo una delle etnie presenti col benestare dei palestinesi stessi, se non altro per l'illegalità con la quale lo stato di Israele è stato creato.
Non credo tuttavia vi siano le condizioni che rendano fattibile questa idea, pure giusta.

Penso davvero che la soluzione dei due stati sia l'unica possibile, per quanto svantaggiosa per i palestinesi, ovviamente con equilibri molto meno filo-israeliani di quelli attuali.

Lurtz S. ha detto...

Certo! Ma il punto è che comunque non possiamo chiamarla "soluzione giusta", magari "soluzione fattibile" ma non "giusta".