"Non siamo pacifisti. Siamo avversari della guerra imperialista per la spartizione del bottino fra i capitalisti, ma abbiamo sempre affermato che sarebbe assurdo che il proletariato rivoluzionario ripudiasse le guerre rivoluzionarie che possono essere necessarie nell'interesse del socialismo."
(Vladimir Ilič Ul'janov, Lenin, 1917)

22 aprile 2009

Israele, non é razzista? (di Demcoamb)

A Ginevra si sta svolgendo la Conferenza dell'Onu sul razzismo, ieri il Presidente iraniano Ahmadinejad (consulta qui alcuni dati sull'Iran che è necessario conoscere) ha scaldato gli animi accusando l’attuale governo israeliano di razzismo, a quel punto i paesi europei, per protesta, hanno abbandonato l’aula, oggi si sono invece presentati regolarmente ai lavori di Ginevra.
Restano pertanto fuori dalla Conferenza oltre a Israele, Stati Uniti, Canada, Australia, Italia, Olanda, Germania, Polonia, Nuova Zelanda e Repubblica Ceca.  Il Vaticano invece ha scelto di restare in aula anche durante il contestato intervento di Ahmadinejad.
Tralasciando i toni del discorso del Presidente iraniano, sicuramente troppo accesi, entrando nel merito dei contenuti, le sue osservazioni sono giuste o sbagliate?
Cosa deve fare un paese per essere considerato razzista?
Non basta aver cacciato centinaia di migliaia di palestinesi dalla loro terra e non permettere loro di ritornarvi?

Non basta confiscare le terre al popolo palestinese per costruire colonie?
Non basta rinchiudere un popolo in un ristretto territorio circondato da alte mura e impedire per mesi il transito di quasi tutte le merci?
Non basta discriminare i palestinesi in ogni modo nella vita quotidiana e non riconoscere l’unico governo del Medio Oriente democraticamente eletto?
Non basta (sicuramente sto dimenticando tante cose a tal proposito, se vuoi approfondire clicca qui ) massacrare sotto i bombardamenti la popolazione civile?
Ricordiamoci infine che Israele ha a suo carico decine di condanne da parte dell’ONU. Se l’Iran fosse stato condannato almeno la metà delle volte, sarebbe sicuramente occupato da forze straniere, ma è la solita politica del due pesi due misure.
Sicuramente questa volta gli è andata male, volevano condurre il solito vertice falso, ma il cattivone ha aperto il coperchio, peccato che come spesso accade i mass-media (anche quelli di sinistra) si sono accodati ai codardi europei.
(Al fine di rendersi meglio conto che le accuse rivoltegli sono prive di fondamento, sul blog di Alessandra Colla si può trovare il testo integrale del discorso tenuto dal Presidente iraniano alla Conferenza di Ginevra sul razzismo, Lurtz)

1 commento:

Gianluca ha detto...

Che vogliamo farci? Oramai siamo rimasti in pochissimi a discutere di determinati temi. Su Israele il discorso da farsi sarebbe parecchio lungo, perciò mi limiterò a ricordare, ai "sordi" istruiti e a quelli che "non capiscono", che quando si parla di stato israeliano non si parla di religione ebraica. In secondo luogo credo sia necessario spiegare che quello di cui tutti parlano (oserei dire, riempiendosi la bocca!) è volutamente differente dalla realtà dei fatti e le "accuse" del presidente iraniano sono, a mio parere, addirittura lusinghiere nei confronti dello stato sionista israeliano, perchè considerare razzista Israele significa riconoscere l'esistenza di una razza ebraica (oppure israeliana...) mentre non solo non esiste una "razza" ebraica, ma nemmeno un'etnia e, nel caso si volesse spaccare il capello in quattro, se si volesse quindi parlare di etnia (non razza!!! i punti esclamativi sono ad esclusivo uso degli ignoranti....) semita, allora ci si dovrebbe rivolgere a tutte (tutte!!!) le popolazioni che abitano la zona geografica che va dal sud della Turchia all'oriente dell'Algeria passando per Siria, Libano, Giordania, Egitto, Libia e Tunisia. E' comprensibilissima la posizione del presidente iraniano data la dilagante islamofobia che sta allargandosi nei Paesi occidentali, ma trovo non corretta la diagnosi. Di sfruttamento imperialistico e non di razzismo si dovrebbe parlare. Infatti la politica attuata da Israele nient'altro è che di sfruttamento classista della popolazione palestinese. Poi ci sarebbe un'ulteriore, ma non meno importante, punto da prendere in considerazione, ossia il senso di colpa dell'Europa per l'Olocausto. Ma, per questa volta, mi fermo qui.